Testimonial

Giancarlo Costa è nato a Roma nel 1938, e per tradizione di famiglia si è occupato sin da bambino di navi, navigazione e immersione subacquea.
Ha navigato e si è immerso in quasi tutti i mari e con quasi ogni tipo di attrezzatura.
Dal 1965 è iscritto all’Albo dei Giornalisti, e nello stesso anno si stabilisce a Milano, dove continua a collaborare con riviste del settore e si specializza nella ricerca iconografica per conto di giornali e case editrici italiane e straniere.
Oggi è titolare di un archivio storico specializzato di oltre 100.000 immagini di cui una parte digitalizzata e on-line, distribuite dall’agenzia Leemage di Parigi. È  membro dell’Historical Diving Society Italia e consulente subacqueo del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Collabora con il Museo della Marineria di Cesenatico con mostre e pubblicazioni.

 

 

 

“Ho fatto in tempo a vedere un pezzo di guerra, che ho lasciato la facoltà di giurisprudenza a soli quattro esami dalla laurea perché la cosa non mi aveva mai realmente interessato e non sono mai riuscito a fare le cose che non mi interessavano, e lo dico senza vantarmene, perché nella vita non ci sono soltanto le cose che piacciono, anzi. Poi ci sono stati i miei viaggi: Polinesia, Groenlandia, Africa, Oriente, i miei servizi giornalistici per le testate nautiche, il mio lavoro di ricercatore iconografico per le case editrici quando si stampavano ancora tanti libri. Poi ho cominciato a scriverli i libri, di storia navale, quello che spero di conoscere.
(Ho ricevuto un'educazione religiosa, alla quale non ho mai creduto, e ho frequentato fino a metà del IV ginnasio scuole religiose. Infine ho terminato il liceo in una scuola laica. Non sono credente, non credo in una vita ultraterrena, penso che una vita sia abbastanza.)

Quanto al mio rapporto col mare... è una cosa complessa. Un marinaio non ama il mare, ma non ne può fare a meno. E' una specie di amore fatto di pugni e schiaffi, e sono io quello che li riceve. Soffro quando sono lontano da mare e navi, ma quando sono a bordo non vedo l'ora di scendere a terra. Freud direbbe che si tratta di un comportamento schizofrenico, ma va bene così. Non mi piace l'idea di finire sottoterra, anche se per alcuni anni sono stato speleologo. Quanto al ricordo, penso che si debba riferire a quello che si è fatto o si è stati nella vita. Trovo che sia cosa pulita ed igienica l'essere cremato, beninteso con la immancabile dispersione, e quale posto migliore della dispersione in mare? Siamo fatti del 70% di acqua, acqua di mare corre nelle nostre vene, nell'utero materno viviamo in acqua come i pesci. E' giusto quindi tornare in quel luogo dove milioni di anni fa, da un atomo di carbonio si sviluppò una vita primitiva che è divenuta quello che siamo.”

 

 

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